mercoledì 22 marzo 2017

cattivissima io

Odio un sacco di cose.
...qualcuno potrebbe dire che è perché sono difficile...

Stronzate.
Il fatto è che godo di buongusto.

E' una maledizione, perché devo avere a che fare con le pessime scelte della gente; con la sua scarsissima predisposizione alla cosa migliore; e pure con la loro litania moralista che sembra impartire la giusta, amara, medicina su cosa fare...

Tutta la mia comprensione agli incompresi.
Ad esempio, coloro i quali guardano alle coppie bruttissime, dove lei è visibilmente incinta, e sentono la domanda formarsi spontanea: MA PERCHE' VI RIPRODUCETE!?

A quelli che, guardano il cane (?!) vestito come la peggior bagascia thai, che invece di correre dietro ad una palla, abbaiano incessantemente in borsetta, e si domandano: MA PERCHE' CAZZO LI CHIAMATE CANI?!

Ed anche a chi va a cena con i suoi amici, e si deve pippare la cretina di turno, che vuole l'hamburger senza insalata e senza salsa, ma con i cetrioli e il pomodoro, e che prima di lasciar mangiare gli altri, deve fare 46mila foto della tavola, con dovizia di particolari ed angolazioni differenti, e ti viene da chiderle: MA A TE, CHI TI HA INVITATA?

E' un dato di fatto.
Odio un sacco di cose, sono intollerante ad una serie di piccoli/grandi eventi che tormentano il mio cervello, facendomi un macello cerebrale di quelli giusti...

E ve l'ho detto, sono certa che la colpa sia del buon gusto che mi contraddistingue, nulla di più...
Ed oggi, sebbene sia passato qualche giorno dal fatto, credo sia doveroso usare, anzi ABUSARE di questa parola: buongusto.

Credo sia noto a tutti, quanto è accaduto lunedì mattina, all'interno di non so quale trasmissione televisiva sulla RAI, che invece di dare sfoggio di intelligenza, o quantomeno, di temperanza, dando servizio pubblico decorosamente detto, ci informa che le donne dell'est sono le perfette compagne da avere accanto, perché quando sei vecchio non hanno problemi a cambiarti il pannolino, e perché tornano prontamente in forma dopo il parto...

Un degrado illegittimo di maschilismo e razzismo, che farebbe accapponare la pelle anche a chiunque sia dotato di un cervello pensante.

Ironia?
Stì cazzi.
Io sono ironica, parecchio ironica, riesco addirittura ad essere auto-ironica a volte, ma io non sono la Rai, io posso permettermelo, io non devo rendere conto a milioni di italiani che mi pagano per dar loro qualcosa di più di aria fritta di bassa lega ed infimo livello.

Traducendo in soldoni, io posso sparare cagate a raffica, al massimo mi mandate a quel paese, non mi leggete più, mi depennate dalle preferenze... ma io dico, come si fa ad insultare tante persona in una botta sola, passando per il tubo catodico?

Ci vuole il talento del cattivo gusto.
Talento che non ho.
Che Dio mi abbia in gloria.

lunedì 20 marzo 2017

19 marzo: festa del papà

Ieri è stata la FESTA DEL PAPÀ.

Un'affermazione assolutamente corretta, che va a scontrarsi e a scornare le varie definizioni d'affetto, così gelosamente trattenute dai vari ed eventuali detrattori dei festeggiamenti "commerciali" (vedi S.Valentino, 8 marzo e compagnia rampante...), come se solo loro avessero la verità della profondità degli affetti; che noi che regaliamo ed auguriamo un giorni imposti, veniamo tacciati di pochezza... 

Io, a Paparotto Gigiotto, ho dedicato un messaggio alla C'è Posta per te, ed un weekend da condividere con la SuperMamma, una foto su Instagram con dedicata, ed un ricordo che ci riguardasse su Facebook.

Plateale.
Superficiale.
Esibita.
Esibizionista.
Chi se ne frega.


Mio padre è un uomo ingombrante, che negli anni si è fatto peggio, imparando a mettermi i bastoni nelle ruote gin già dai progetti mentali, e sforzandosi di influenzarmi con la sua presenza in modo sempre nuovi, essendo spaventosamente assente.

Mi ha insegnato la rincorsa alla perfezione, intriso di atteggiamenti sbagliati.
Non i concetti, quelli quasi sempre validissimi, ma le parole usate per esprimerli... che Dio ce ne scampi! 

I suoi geni sono nei miei occhi, anzi, più nel suo sguardo, rigido supponente ed inquisitorio; nella mia natura auto celebrativa, supponente ed elitaria; nel mio mondo sportivo, sotto i riflettori, dentro gli scenari più in luce...


Abbiamo la somiglianza involontaria del caso, e quella volutissima del mio dipendere da lui e dall'opinione che ha di me. 

Forse oggi, non tutto-tutto, sarebbe com'è, ma non ci posso fare nulla, essendo asservita alla parvenza dell'approvazione che ricerco da lui.

Va bene così.
Sto crescendo, a braccetto con le paure che convivono con ed in me, ed accettando che lo deluderò, che non sarà come lui sperava fosse, e che non mi riconoscerà sempre, anzi, 

Eppure, ho la consapevolezza che, comunque, mi amerà. 

Gli farà male amarmi come mi ama, perché dovrà prendere atto silente (...spero ma non credo...) della mia fallibilità in campi che mi vedono determinatamente perdente, ed ignorare la tentennante visione di me stessa, che ogni giorno cambia.

Penso il Paparotto Gigiotto, prediligesse i tempi in cui il 19marzo coincideva con l'ennesimo disegno (obbrobrioso) o con la replica della replica di uno scarso lavoretto scolastico dedicato a lui, e brutto come la fame; che ora si, i doni che gli dedichiamo sono più belli e preziosi, ma le mille inclinazioni del rapporto con le sue figlie sono tanto più faticose di quanto non ci si voglia augurare. 

Però la difficoltà vale la pena. 
Me l'ha insegnato lui.
E, alle volte, come me, so che anche lui si auspica la banalità dell'esistenza, e non ci si rassegna che con me, non sia mai così... ma sa amarmi lo stesso... e questo fa bello dentro, perché lo arreda coi pensieri migliori. 

venerdì 17 marzo 2017

sogni che prendono aria...

Sai quando fai un sogno?

Quella parentesi rosa, tipo roba da unicorni che svolazzano nel cielo, riempiendolo di delicate nuvolette lilla, e profumandolo di vaniglia e zucchero filato...

Ecco i sogni dovrebbero avere quella consistenza lì...
Quella che si suol dire impalpabile, ma che in realtà ha una consistenza pazzesca, che la puoi tenere in mano, e te ne rendi conto di come è fatta.

Però non proprio tutti-tutti i sogni hanno quell'apparenza delicata e sognante, alcuni sogni fanno la muffa.

Non (solo) perché li trascuri, lasciando che il tempo li deteriori, ma (anche) perché finisci col dimenticarteli a tratti... posponendoli ad altre cose, non meno importanti, diverse, si ecco diverse.

Io sono una che dorme zero, e quelle scarsissime volte in cui mi capita di farmi qualcosa di meno simile ad un pisolino, non sogno mai... attività onirica pari a zero!

Ergo, mi sono direzionata verso i sogni tangibili, quelli che la mattina estrai dal cassetto insieme a mutande e calzettoni...

Però, i sogni non sono gratis, fanno male, obbligano a scegliere, impongono rigida disciplina e sacrifici che non fanno piacere... e tutto questo lo si impara giorno per giorno, mentre ci si danna per arrivare alla fine dell'irreale per rendere tattile e tangibile tutto quello che ci gravita intorno.

Ecco, il sogno che faccio io è stra bello, ma non è ne rosa, ne profumato, ne popolato di creature fantastiche... ci vuole sudore, ed un briciolo di cuore, se vuoi andare oltre lo zero a zero...


mercoledì 15 marzo 2017

...e usala quella lingua cavolo!

Ed oggi vorrei approfondire il fattore L: 
L I M O N E.

No, non nel senso dell'agrume!
giuro che non voglio farvi una tiritera sugli effetti benefici dell'acqua limonosa al mattino, ne di quanto possa essere buono questo frutto, ne tantomeno della sua coltivazione, della quale so e mi interessa al pari delle condizioni climatiche in Ecuador.

Il LIMONE del quale sto parlando è quello che ci si tira quando siamo ingrifati.

Volete chiamarlo bacio alla francese perché fa più fine?
Fate pure, ma cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia, perciò... 

Il LIMONE, dicevamo, è una pratica usuale in special modo durante gli anni dell'adolescenza, quando gli ormoni girano a tremila, e le ascelle (pezzate e flatulenti) parlano per loro.

Il LIMONE non parla d'amore, ma di passione, di istinto, di carne (ma di quella accessibile anche ai vegani), di momento.

Il LIMONE non è eternità, non è promessa, non è progettazione, non è legame: il LIMONE è quell'istante perfetto che si può consolidare con quel bacio appassionato che si cerca in due.

La cosa più bella del LIMONE è che non lo puoi mai definire "bacio rubato", che è un termine aberrante, perché le sensazioni, se le rubi, sei un mentecatto sentimentale punto e basta; perché si può rubare un bacio, anche peggio, ma questo no, lo devi volere, perché per chiamarlo davvero LIMONE, ci sono due lingue che si giocano la partita della vita in campo! 
Prima, mi rivolgevo a quella gran fetta di pubblico che sono gli adolescenti, o giù di lì, perché è proprio in quell'anfratto temporale che si rimescola tutto, e viene fuori il meglio ed il peggio: nessuna vergogna per un po' di lingua esibita, e nessun decoro sul dove ed il quando.
La condizione ideale per il proliferare del LIMONE.

Da adulto ci si scopre pavidi, scossi pragmaticamente dal buon costume, che finisce sempre un po' (tanto) per sfilacciarci la spontaneità dai tessuti, rendendoci tutti schiavi del così si fa, perché fan tutti.

Orribile.

La rivincita del LIMONE accade così nelle zone d'ombra più inauspicabili, in quelle parentesi clandestine che si riscoprono quando ci si stufa di omologarsi a quelli bravi, e si inizia la rincorsa verso l'oceano dell'imprevedibile, che è la scossa unica, della quale sentiamo il bisogno.

Il LIMONE ci fa, a noi che i sedicenni li abbiamo doppiati, vacca di quella gallina a piedi nudi, sentire vivi! 
Qui ed ora.
Ad assaporare un momento che, ci si auspica, abbia un alito fresco; che ci riporti indietro a quando tremavamo per gli occhi inquisitori dei genitori, ed iniziavamo a sentire i fremiti di un'educazione sentimentale impastata con il Top Girl ed i racconti dei compagni più navigati. 

Chissà perché si è persa l'abitudine al LIMONE...
No, anzi, chissà perché l'abbiamo persa noi grandi... che nella palestra dove vado, c'è una coppia di ventenni che vive in simbiosi apneica che è una bellezza...

Qualche istruzione per l'uso del LIMONE agli over 30...

* anche l'occhio (altrui) vuole la sua parte!
Evitate quindi di metterci tutti voi stessi, seduti al tavolino di un bar durante l'aperitivo, che a nessuno interessa l'esibizione delle vostre papille all'azione!

* vietata la vergogna!
Il limone non ha pudore.
Questo significa che, quando limonate, dovete farlo con tutti voi stessi, non con un pezzettino di lingua buttato lì così a fare il suo... no no, metteteci cuore e muscoli giusti numi!

* attenzione ai denti!
Se, da ragazzine, il dramma intrinseco, era l'aparecchio, sappiate che da grandi è la foga. 
Rispondi ad una semplice domanda: fa caldo, molto caldo, e ti trovi di fronte il tuo gelato preferito, che fai? Lo lecchi assaporandolo o ti ci avventi come un leoncino?
La risposta dice tutto.
Svela che tipo di baciatrice sei, e se sei la leonessa di turno, lo schianto dente a dente, orripilante a dire poco, è quasi più che certo.

* l'abitudine fa l'uomo esperto.
La lingua è un muscolo. 
Non puoi giustificare anni di inattività limonatoria, con minuti su minuti su ore su giorni su settimane, di chiacchiere... non è la stessa cosa! 
Riprendere potrebbe essere come andare in bicicletta: potreste non aver mai scordato come si fa!
Anzi, addirittura, c'è il rischio siate più bravi... ma non è sempre così... a volte l'inutilizzo gioca tiri mancini, e quello che era il vostro cavallo di battaglia, quel bacio alla francese che si tramandava fosse leggendario, è tutto chiuso là, in quegli anni d'oro... 
Non disperate!
Potete recuperare.
Come in tutte le cose, sacrificio e pratica!  

lunedì 13 marzo 2017

Non posso piacere a tutti, ma devo amarmi

Alla fine le calze a rete le ho comprate.

Lo dico per togliere quel po' di credibilità che avevo ancora (!?).

E niente, forse è stato l'accenno di primavera anticipata, che ovviamente mi ha colta in un pomeriggio di collant di lana e dolcevita pesante; o, forse ancora, è l'avvicinarsi del 32esimo compleanno, che nonostante manchino 2 mesi, si fa già sentire; oppure sarà stato il ciclo, (che noi donne possiamo usarla sta carta, perché non usarla?) fattostà che ho fatto l'insano gesto.

Non le ho ancora usate, indecisa tra versione giovane (jeans strappato e strappone) e versione porca (tubino nero da segretaria che ti rifà i connotati oltre che i conti!).

Fine della parentesi fashion.
Aperta, ma subito chiusa quella che vi informa che su Vanity Fair di questa settimana, quello con sopra il Fedez e la Ferragni desnudi, c'è una mia lettera che è stata molto apprezzata, e mi ha fatto giungere molta solidarietà e molti complimenti, ergo se volete aggiungervi alla lista di estimatori, fate pure, e non lesinate; spalanchiamo la porta del gossip.

Non credo sia uno spoiler dire chi sia il vincitore dell'ultima edizione di Masterchef, ma se non lo sapeste a trionfare è stato Valerio, il diciottenne emiliano, che con un menù che io nemmeno saprei ordinare al ristorante, ha conquistato i palati di Cracco & company.

Al di là del fatto che mi era molto simpatico, Valerio mi ha colpito perché dal primo giorno sapeva avrebbe vinto.

Eccesso di sicurezza data dalla giovane età?
Smania di onnipotenza di 18 anni appena?
Consapevolezza smodata?
Bah, tutto può essere... fatto sta che questo prendere atto dei propri mezzi, ad un livello che ha tutto il vigore post adolescenziale, ma anche tutto il guizzo del genio dotato di un talento non discutibile, lo ha condotto alla vittoria.

Lui sapeva che avrebbe vinto, ed ha vinto.
Punto.

Ne penso tutto il bene possibile di questa cosa.
Io che a 18 anni mi chiedevo se mettere la gonna o i jeans, per andare a ballare, guardo a lui, che decideva di vincere Masterchef, e si faceva in quattro per riuscirci.

Se non crediamo noi nei nostri sogni, e nelle nostre possibilità e capacità, chi cavolo può farlo?

Nell'era del social media, dove ci scanniamo per ottenere un like, che quando arriva, ci da la misura della nostra stessa persona, c'è chi scommette ed investe su di se, e vince.

È una persona che non rappresenta il prototipo di figo alla "tronista" di "Uomini e Donne"; non si mette in luce per la maleducazione che diventa appelle; non buca lo schermo con l'aggressività o il gesto eclatante; è un giovane uomo che ha un grande sogno, al quale approdare da un meraviglioso trampolino, che si è scelto e costruito con una tenacia tale, da far impallidire le persone come la sottoscritta. 

Io, che il difetto che mi rappresenta meglio è l'inconcludenza, mi faccio piccola piccola di fronte ad una grinta tanto tanto caparbia, e mi domando e chiedo: come si fa a imparare la costanza per inseguire i propri obiettivi? Basta davvero crederci strenuamente, perché essi diventino verità?

venerdì 10 marzo 2017

Di ballerine calze a rete e Chiara Ferragni

Ho visto le ballerine di Miu Miu, o almeno quelle che credo siano di Miu Miu, con i lacci grossi tipo... va beh quelle in questa fotografia qui per intenderci per benino.
Ecco, io sono una allergica alle ballerine, cioè ho sposato la teoria del "scarpa bassa figa strassa", facendola valere solo ed esclusivamente per le ballerine, però queste mi piacciono un sacco... sono carinissime, ironiche e molto iconiche!

Ma poi ho pensato che le sostituirei molto volentieri con i mocassini tutti glitterati, e con l'occhiolino della collezione shoes di Chiara Ferragni.

Attention please:
non mi sono tramutata in una fashion blogger, ma mi è presa sta smania per lo shopping ultimamente, che non ve lo so spiegare.

Cioè, intendiamoci, non è che mi sia presa ora e che adesso e solo adesso io apra il portafogli per far girare l'economia, au contraire, sono sempre stata parecchio forte in merito!

Però ci ho sta smania di scialacquare, che era un po' che non m'attanagliava.

Il mio Strizza, sosteneva fosse un modo, nemmeno troppo velato, per poter sopperire a delle mancanze.

...beh sarebbe perfettamente in linea con il mio momento storico...

Ciò posto, siccome dispongo di ben poca liquidità al momento, ristagno nei pensieri, e mi lascio ingolosire dalle varie nuove collezioni delle catene low cost, tipo Zara o Intimissimi...

Peccato che, a pochi mesi dal TRENTADUESIMO compleanno, io mi trovi in balia di un tremendo dilemma karmico.

Come cazzo mi devo conciare?!

No, perché voi penserete con un sorriso a questi quesiti esistenziali di bassa lega, ma io non rido mica...

Cioè, non so se avete notato cos'hanno proposto per quest'anno, Disquered Calzedonia, ed anche parecchi negozi bellini del bresciano: le calze a rete sotto il jeans strappato, che arrivino sopra all'ombelico, scoperto. 

Capite?
Un trionfo del trash più Platinettiano, nel quale sguazzare con la tipica risolutezza che, solo poche possono concedersi.

Si.
Ma chi sono queste poche?

Le ragazze più giovani?
Quelle che non hanno ancora la testa per rendersi conto del livello di zoccolaggine intrinseco all'abbigliamento citato?

Le mie coetanee?
Quelle che hanno perfettamente in testa il livello il zoccolaggine intrinseco all'abbigliamento citato, e stì cazzi?

I fisici asciutti, magri o palestrosi?
Quelli che hanno i cubetti sull'addominale, che si sa il crossfit ha fatto proseliti, e che incedono in modo porcone porno xx nella vita?

Le taglie più morbide?
Quelle che si lasciano un po' segnare dalla trama della calza a rete, ma che con quel vedo (vedo-vedo-vedo)/(poco) non vedo, fanno sognare il testosterone?

E quando dobbiamo portarla sta moda qui?

Eviterei ufficio, commissioni tra posta e banca, matrimoni e primi appuntamenti, a meno che non vi siate conosciuti in una private room.

Lo sdoganerei con più leggerezza, ma sotto lo stretto controllo di un adulto, che non sia modello "fan di Barbara D'Urso", e che possa provvedere alla virtù della ninfetta, sulle adolescenti/ventenni.

Mentre lo relegherei a serate di notti brave e malate, per noi donzelle dal decennio in più. 

Una sola accortezza.
Siate oneste.
La felicità ed il benessere, passano da una sana e sincera consapevolezza.
Se riuscissimo ad essere trasparenti con noi stesse, avremmo tanta più (buona) vita da vivere e da godere.
Quindi... se messa la calza a rete l'effetto Miss Piggy non è un presentimento, ma una realtà, desistete.

Rinunciare ad una battaglia, può far vincere la guerra.

mercoledì 8 marzo 2017

ed è di nuovo festa della donna

Cari uomini,
oggi voi non ci dovete niente di niente.

NON DOVETE farci regali
(...anche se va bene uguale, semmai decidete di farli...)

NON DOVETE farci complimenti
(...anche se ci fanno piacere...)

NON DOVETE proteggerci e decidere per noi
(...anche se a volte, fare le principesse, ci riesce divinamente...)

tuttavia

DOVETE saperlo che abbiamo la testa dura
che non molliamo mai, nemmeno quando sarebbe il momento di farlo

DOVETE accettare che siamo brave quanto voi
che una vagina non ci toglie nessuna forza o capacità intellettiva

DOVETE accorgervi del nostro essere indipendenti ed in gamba
perché lo siamo per davvero, e questo è un dato di fatto.

Care donne,
oggi voi vi dovete moltissimo.

DOVETE farvi regali
materiali magari, perché il potere dello shopping lo conosciamo solo noi che siamo DONNE

DOVETE essere fiere di voi
per quello che avete conquistato, e per ciò che siete, ancora di più siatelo per chi sarete disposte a diventare

DOVETE proteggervi
voi stesse, ma anche le une con le altre
smettetela di fare le cretine, e di farvi la guerra, tanto perdete sempre, tutte,
e non vi ritorna in tasca proprio un bel niente

DOVETE festeggiare
se avete voglia di farlo,
vedere uno spogliarello cretino, mangiare una pizza con le amiche, accettare delle mimose di buon grado... e non vergognatevi di tutto questo, che fa piacere festeggiare, sempre.


Mangiatevi una fetta di torta e bevetevi un Martini
Compratevi un buon libro 
Bevete il caffè con la vostra mamma 
Andate al cinema con l'amica del cuore
Buona festa della donna... donna splendida che sei e nemmeno ti accorgi di essere

cattivissima io

Odio un sacco di cose. ...qualcuno potrebbe dire che è perché sono difficile... Stronzate. Il fatto è che godo di buongusto. E' ...