mercoledì 30 settembre 2015

...se la Plath fosse viva, apprezzerebbe!

Martedì scorso, sorseggiavo bollicine pasteggiando con delle crudite di pesce.
Avevo tacchi alti, un abitino fasciante e due biglietti per il concerto di Angela Hewitt, pianista classica di incommensurabile rilievo.

Martedì questo, c'est a dire ieri, avevo all star e jeans con risvoltino.
Azzannavo un rotolo piadinoso, con dentro la qualunque, e compravo i biglietti per "Magic Mike XXL".

Se ve lo dovessero chiedere, è un filmaccio.

Di quelli confezionati ad opera d'arte, per strappare gridolini ed applausi in sala, con un tasso testosteronico importante, e l'idea fissa che, un giorno, voglio anche io assistere a una roba così. 

Uno spogliarello intendo. 

La trama è abbastanza scarna, diciamo che la sceneggiatura, probabilmente, giace su un paio di fogli a protocollo, con le righe in avanzo qua e là.

Ma c'è comunque un chè di importante, nelle gesta di Mike e la sua banda di culturisti erotici, il culto per la femmina. 

Tutto il film è avvolto in un, non sottile, involucro di femminismo spinto.

I protagonisti si danno da fare, e non solo con la sempre splendida Jada Pinket Smith, che fa loro da apri-pista, o con la bonona fotografa con al massimo 8 anni per gamba; no, i 5 dell'ave Luxuria, scatenano i loro perfetti deretani, sui bacini di qualsiasi regina capiti loro a tiro.

Si, regine, perché ognuna di noi è una regina che cerca un re che la idiolatri, venerando la sua bellezza, mentre esaudisce ogni fantasia. 

Non importa che il vostro tempo sembri "andato", non importa se avete il triplo mento, le caviglie grosse, la pelle nera, bianca o chiazzata; non conta che siate sopravvissute ad un tumore, vi stiate barcamenando in un divorzio, o abbiate perso il lavoro per il quale avete sacrificato tutto, meritiamo tutte di essere trattate da regine, per sentirci tali. 

Ecco, "Magic Mike XXL" è, anche, questo. 
Una lunga lezione di autostima e di inorgoglimento personale, un lungometraggio di maschi che pensano alle femmine, nel modo più animale e naturale, e soddisfacente che ci sia. 

Nessun giochetto può essere nascosto da tanga tanto piccoli, c'è solo sincerità e poca retorica [quella stessa retorica che aveva reso il primo capitolo noioso...].

Ah, e i Backstreet Boys, l'invidia per Sofia Vergara, la voglia di "convertire" un gay, ed il bisogno di aver avuto a che fare con almeno un pisello in più, in questa diamone di vita! 

lunedì 28 settembre 2015

Normalitudine ed eccezionalitezze

Sabato scorso ho fatto la giurata ad una sfilata maschile di moda in cui si eleggeva il più bello. 

Due premi su tre, li hanno vinti i miei favoriti. 

In giuria, oltre a me, e ad un altro terzetto di donne, due partecipanti alla trasmissione feticcio "Temptation Island", cordiali e simpatiche. 

Domenica con la SuperMamma, "Happy Souk" all'Albereta, resort in franciacorta, diventato famoso grazie al cuoco Guglielmo Marchesi, e teatro di questo mercatino di gran lustro; il quale era affiliato ad un' associazione benefica, la cui madrina è Giulia Bevilacqua, attrice volitiva, che io ricordo per "Distretto di polizia", e della quale ho ascoltato la testimonianza, all'interno di un salotto a più voci, che parlava di wellness, con ospite anche Csaba della Zorza, inconfondibile foodblogger, maestra di eleganza e del ricevere. 

Martedì, serata di gran classe in quel della mia beautiful city: Brescia festeggiava le X giornate dell'opera, ed un mio affezionato cliente mi ha regalato due biglietti, per l'esibizione pianistica di Angela Hewitt, una favolosa artista, che ci ha deliziato letteralmente, con due ore, brevissime, di esibizione al pianoforte, tra Bach e Beethoven.
...e prima cenetta, tra buon vino e pesce crudo, con la mia compare di avventure, Jn, in quel del Marcus, locale di recente apertura, sofisticato e ricercato.
Un martedì differente dai soliti rotoli piadinosi, seguiti da cinema, come solitamente accade, ma che ci ha regalato la possibilità autentica di prenderci cura di noi stesse, viziandoci con calma. 

Sabato pomeriggio giretto in centro con R-Dog, incontro con l'ex del mio amico Beba, e protesta pacifica contro le Sentinelle in piedi, ed il loro profilarsi contro l'idea di famiglia che differisce da quella "normale"... 

Foto a Rudel con Cecchi Paone, intervenuto come supporter, e moderata abbuffata di caramelle offerte, a solidale monito di accomunanza nella lotta versus un sistema inquadrato che non evolve.

Una settimana allungata, contrassegnata da eventi straordinari ed insolite occasioni di riflessioni e svago. 

Una settimana che mi ha vista impegnata:

Ho finito il libro di Bianchini; ho iniziato "L'analfabeta che sapeva contare"; mi sono vista tutta l'undicesima serie di Grey's Anatomy; ho comprato un completo a quadretti da Zara; ho consegnato un nuovo lavoro; ho prenotato il weekend bolzanino dei mercatini natalizi; ho ricevuto vasetti di marmellata che non mi aspettavo di ricevere; ho messo un mazzo di crisantemi gialli in casa; non ho finito la pizza di sabato perché ci avevano messo la mozzarella; ho visto "Everest" ed "Inside Out" al cinema; ho stabilito un terzo appuntamento di crossfit alla settimana; ho scritto e ricevuto sms da persone che ho deciso di rivolere nella mia vita; sono rientrata in un negozio dove pensavo non sarei più andata, a causa di reciproco malinteso; ho iniziato la lotta stagionale del "cosa mi metto" di fronte all'armadio; ho apprezzato i modernissimi capelli turchini di Jn; sono stata dal parrucchiere e nessuno se n'è accorto; ho acquistato un regalo ad un'amica speciale; ho lavorato fino alle 10 sostituendo una collega; ho assistito alla rottura di un trittico, del quale ero quartetto... 

È stata una settimana intensa, in cui normalità ed eccezione si sono mischiate, con sapienza e noncuranza.

Ultima mezza settimana di un settembre velocissimo.
È lunedì.
E sono pronta.

venerdì 25 settembre 2015

Wake me up when september start!

Dopo dicembre e prima di maggio, settembre è sempre stato il secondo mese che preferivo e preferisco.

Sarà colpa del fatto che mi sento ancora piccola, molto figlia, e moltissimo studentessa, ma per me, l'anno, è cominciato il primo settembre, anche se non ci sono stati i fuochi d'artificio ad accoglierlo, ed io ho mangiato cosce di pollo al forno con patate al cartoccio, invece di zampone e lenticchie, il primo era il mio capodanno! 

Settembre, quindi, is new gennaio!

Facciamo buoni propositi, che non manterremo, e ci riprometteremo di migliorare, salvo poi mandare in vacca tutto, al 16 di ottobre, convinti recupereremo con gennaio, che l'idea di aver iniziato finito agosto, ci parrà una cagata pazzesca!

Ma così faranno gli altri.
Io no.
Io voglio essere l'eccezione.
Voglio far funzionare le cose. 

Brivido mi prende in giro, sostenendo io faccia liste su liste, ma di non essere abbastanza ligia da portarle a compimento. 

INCONCLUDENTE il primo difetto da eliminare dalla mia vita, che ricomincia da 23 giorni a questa parte.

Comunque la prima cosa che ho fatto, è stata compilare la mia bella listina delle cose da fare quest'anno.

Non una "to do list" semplice, che rispecchia gli impegni da prendersi in questa nuova stagione, ma una concreta richiesta a me stessa, affinché io possa diventare la persona che mi piacerebbe essere. 

Eliminare il mio lato inconcludente, ad esempio, l'avete capito, è un tarlo che non mi abbandona...
...e questo è solo uno degli aspetti di me stessa che sto cercando di eradicare...

Perché se per il quinto giorno di seguito, guardandoti allo specchio, non vedi una persona che ti piace, non è il mondo che abiti ad essere sbagliato, sbagli tu a non cambiare il tuo mondo! 



mercoledì 23 settembre 2015

il destino declinato al l'ennesima pagina

"Dimmi che credi al destino" di Luca Bianchini, è un libro schietto, limpido, facile e di buoni sentimenti.

La protagonista si chiama Ornella, è una signora di mezza età, che da Verona, si è trasferita a Londra, per sfuggire a un passato pesante ed opprimente. 

Lavora in una libreria in bilico tra l'insuccesso e la grossa passione di chi ci lavora, e si è scelta una sorella che vive a Milano, ma che sa accorrere, con tacco 12, al momento del bisogno. 

Ornella si è persa in se stessa, e ragguaglia i suoi demoni interiori tenendo a freno ogni possibilità di leggerezza; ha un pessimo rapporto con la sua collega Clara, e trova in un anziano uomo al parco il suo confidente elettivo, ed in un guaglione intristito, la fonte di un rinnovamento che agogna.

Bianchini parla di destino, e lo fa attraverso frasi retoriche, eppure d'impatto, frasi che regalano istanti di riflessione, smorzati da intenzionale banalità. 

Il Beba e la Nuzzu, gli unici amici del liceo, mi hanno regalato questo libro al mio compleanno; aveva avuto una capillare pubblicità mediatica, e non pensavo di acquistarlo, nel mio solito snobbismo che mi preclude i best sellers.  Beh sono felice qualcuno abbia sopperito a questo difetto di fabbrica. 

È un buon libro, un libro che tiene compagnia, e che io ho trovato perfetto per il mio momento attuale. 

Perché certi libri, al pari di certe canzoni, ti arrivano improvvisi, come regali che non ti aspetti, come attimi di luce che parlano di te con te.

ps. centra un ciufolo ma... ho scritto sta cosa, e sono pronta a farmi linciare per bene, mi date una mano?     ;-)

lunedì 21 settembre 2015

La camera sospesa

Sospirò, sentendosi, in un attimo, svuotata da tutta l'adrenalina, della quale si era servita, per far diventare casa sua, quel bell'appartamento dall'aria decadente. 

Le tazze che pendevano da un bastone d'acciaio, sulla parete, sopra il tavolo della cucina; i lampadari di latta, trovati in un mercato vintage, appesi in camera da letto; il tappeto geometrico, a motivi giallo e grigio, sotto il divano in salotto; la biancheria sulla mensola del bagno, dello stesso colore delle saponette e del porta spazzolini.
Tutto aveva un senso, un suo ordine, una sua precisa collocazione casalinga.

Bo, suo marito, le aveva lasciato carta bianca, assicurandosi solo che le spese fossero contenute, e che i danni fatti dai suoi improvvisi colpi di testa, non fossero irreparabili per l'immobile, e l'incolumità della sua compagna. 

Mentre spostava una sedia decapata ad arte, e si sedeva stremata, con un cacciavite in una mano, e lo straccio dall'altra, si trovò, di dirimpetto, la porta rossa. 

Aveva fatto ruotare l'intero arredare, intorno a quella vecchia porticina di legno, che aveva conservato  splendidamente il suo magenta acceso. 

Ora la guardava, in un misto di timore e curiosità, tipico della fanciullezza.

La camera sospesa.

Era così che l'avevano battezzata lei è Bo, ridendoci sopra, e pitturando le pareti di bianco sgargiante, come per spazzare ogni tentativo di togliere attenzione e focus, dalla porta stessa, avevano reso con rettangolo verticale, ancora più luminoso e vivido.

Inizialmente, avevano pensato ad un ufficio per Bo, per permettergli di lavorare a casa, ma l'idea era stata scartata, il fatto di lavorare 11 ore al giorno gli pareva bastevole.
Poi era stata la volta del guardaroba, ma Sole era una donna atipica, con la mania del giardinaggio, e senza la smania da shopping compulsivo; quindi l'enorme armadio a 6 ante della loro camera, le era più che sufficiente. 
Pensarono ad una dispensa, grande elegante e fornita, ma la temperatura della camera fece abortire l'idea più concordante ad ambedue. 

Sole girò con reverenza il pomello della porta rossa, ed entrò, e ci mancò un attimo perché le sue labbra esprimessero ciò che la testa aveva partorito: è permesso? 

Avevano scelto la casa in cui dalla settimana prima, vivevano, innamorandosene tutti e due, non contemporaneamente, ma con prepotenza assoluta, sebbene in tempi differenti.

Bo aveva visto il potenziale fin da subito, mentre a Sole era servito l'ingresso del colore sulle pareti, perché la giudicasse a propria immagine e somiglianza. 

Eppure quella bizzarra stanza sconnessa, segretata da quella porta così evidente, li metteva ambedue in leggera agitazione; mentre una vecchia lampada vintage, ed il paio di scatoloni non ancora aperti, la ignoravano inanimati, Sole provò a pensare a cosa avrebbero fatto della camera sospesa. 
Una stireria?
Una sala hobbies?
Una specie di cinema con tanto di impianto hi tech a renderlo più realistico? 
Una serra?
Tutto era plausibile ed inverosimile al contempo:
portavano quasi tutto in un lavasecco, ergo della stireria avevano poco bisogno;
Bo giocava a calcetto e lei collezionava bamboline turistiche, quelle orribili, che si trovano nei negozi di souvenir, e che non meritavano di certo che tanto spazio venisse loro assicurato; 
la sala cinema sarebbe stata pressoché inutile, il loro tempo di resistenza massima, sul divano, davanti ad un film, non batteva i 30 minuti scarsi;
e della serra non se ne parlava minimamente, Bo era asmatico, e non gli avrebbe fatto bene. 

Mentre pensava e scartava soluzioni, Sole vide un urlo, e sentì occhi chiari piangenti.
Una stanza per un bambino.

Ci pensava da qualche mese, come un concepimento già di fatto avvenuto, in un angolino di cervello, che batteva all'unisono con il suo trentaseienne orologio biologico.

Un ammasso di biberon, tutine, carillon, e peluches di ogni foggia.

Sole si spaventò di se stessa, e dei tiri mancini della sua mente, così si sedette con la schiena allo stipite della porta e, avendo smesso di fumare, si cacciò in bocca una radice di liquirizia. 

Ne avevano parlato lei e Bo.
Quando si erano messi seriamente insieme, ne avevano parlato tanto: lui preferiva aspettare che l'economia e le realizzazioni reciproche fossero consolidate; lei l'avrebbe fatto subito, ma probabilmente più perché sua sorella, sua cugina, ed un paio di amiche di infanzia, lo avevano fatto.
Si accordarono perché si aspettasse qualche anno; ne erano trascorsi 9 e nessuno dei due aveva sentito il desiderio o il bisogno di riprendere in mano il discorso. 

Ora Sole, nella camera sospesa della sua nuova splendida casa, pensava a cosa sarebbe stato della sua esistenza, se avessero messo al mondo un terzo elemento, una combinazione tra lei ed il suo uomo. 

Gli occhi scurissimi e sfuggenti di Bo, sarebbero stati bene su un viso a cuore tempestato di efelidi come il suo?
La sua mania di controllo, come si sarebbe declinata con l'impazienza di lui?

E poi, a lei che non sopportava vacanze canoniche, sarebbe andata a genio la villeggiatura in riviera, con l'acqua salmastra e le serate in sala giochi?
E Bo sarebbe andato a lavorare un'ora dopo, per accompagnare il bambino a scuola, ed avrebbe smesso di farlo il sabato, per poter giocare con lui?

Ed era giusto che fosse figlio unico?
Probabilmente sarebbe stato ragionevole voler essere in 4, e a quel punto la sua deliziosa casetta neonata sarebbe diventata troppo piccola...

E, ragionevolmente, tutti questi accadimenti, avrebbero avuto corso nei prossimi 5/6 anni.
E a 41/42 anni, con due bambini piccoli a carico, avrebbe avuto la stessa voglia di dipingere, le stesse energie per l'ennesimo trasloco che soddisfacesse tutte le esigenze?

Sole sentì caldo dentro, rilassò le spalle, e fece un respiro profondo, ricordò a se stessa che, con due figli ed una nuova casa, avrebbe dovuto abbandonare le lezioni di yoga, ed uscì dalla porta rossa, con la mano che tremava intorno alla maniglia.

Sua nonna era stata madre, sua madre era madre, tutte le femmine del mondo sentivano questa spinta uterina verso l'ampliamento della popolazione, perché a lei venivano i sudori freddi? 

Guardò quel bellissimo e sgargiante uscio, che le faceva paura e l'attraeva, e pensò a se stessa, che nella sua pelle e nella sua vita, si ritrovava riconoscendosi, e ne ebbe paura.
Come poteva essere tanto egoista?
Come faceva ad accettare queste sfumature di se?

Le piacevano le vecchie carrozzine vintage, quelle che cigolavano, scrigni dei migliori tesori.
Amava il profumo della pelle dei suoi nipoti, ed anche la consistenza morbida ed elastica dei loro corpicini.
Adorava la meraviglia che sapeva creare nei loro occhi inesperti e smaniosi di conoscenza.

Tutto sommato i bambini le piacevano, molto, ed era grata a quelle persone che avrebbero fatto si che, la razza umana, perpetrasse... 
Tuttavia, lei non si sentiva parte in causa, in questo processo, sentiva che il suo essere donna, con l'idea di riproduttrice, non aveva assonanza alcuna, e non ne fu dispiaciuta. 

Trovare un equilibrio, saper far attecchire le proprie manie ed i propri difetti, con quelli di un altro, lasciarsi amare e farlo a sua volta, era stato un procedimento impegnativo, un qualcosa che non era ancora così rodato e perfetto, da non richiedere più continua attenzione. 

Stava vivendo tanto di quel sospeso, che aggiungerne altro in una stanzetta che "sospesa" era stata battezzata, le parve immediatamente impossibile.

Prese il telefono, e quando la calda e conosciuta voce di Bo rispose, lei disse: "Ma se spaccassimo il muro, e sacrificassimo una camera, ti andrebbe un bagno stile hollywoodiano, con tanto di jacuzzi?".

venerdì 18 settembre 2015

Sii viaggiare... O no?!

Il mio amico Menny è rientrato dalla Germania dell'est, che ritroverà da qui a una settimana, non prima di essersi fatto un giro in quel di Denver e dintorni.

Che ragazzo fortunato, direte.
Beh, io, tra tanti aggettivi, non gli applicherei quello per primo, ma soprattutto perché, il fatto che ci vada per lavoro e non per diletto, mi fa un po' perdere la romantica visione della cosa.

Personalmente non farei un lavoro nel quale si viaggia a questo ritmo.

Sicuramente apre la mente, allarga il concetto di "adattamento", e porta la vita di tutti i giorni su un piano di imprevedibilità a dir poco emozionante, ma a me l'idea di vacuo e di non permanente, non si scolla di dosso, pensando ai tanti aeroporti, ai jet leg, ai risvegli su cuscini sempre differenti.

Ma è cosa nota: io non sono ragazza da perdita delle abitudini.

Il viaggio mi piace, molto più della vacanza, ma con moderazione.

Non esiste ch'io non possa godere della piena bellezza del mondo, non esista ch'io la dia per scontata, e me ne dimentichi. 

Ho stilato una delle mie innumerevoli liste, sui viaggi che mi piacerebbe fare. 

La travel list, ha un qualcosa di eccelso: ti mette in moto il cervello, prima ancora dei piedi, e ti fa scommettere sul vincente delle tue aspettative, perché un posto nuovo non potrà mai del tutto deluderti.

Ma viaggiare per lavoro, stare con il trolley sempre in agguato, dover avere un'organizzazione pianificata sull'orizzontale del calendario, è una cosa che non mi sconfiffera per nulla. 

Voi?
Dove vi ha condotti la vita?
Dove avete scelto di fare campo base?

Ciò posto, ecco la mia interessantissima travel list, così che possa essere una miniera di idee per le persone che non vedono l'ora di farmi viaggiare per il mondo... 
[accetto anche bonifici...]

1- PROVENZA
mi piacerebbe incredibilmente vivere un lungo cammino in macchina, con la fioritura della lavanda che mi esplode davanti

2- GERMANIA
Non so esattamente quali città mi piacerebbero di più, ma vorrei vedere si Berlino, ma anche quelle città così canoniche e caratteristiche che la mia testa si è prefigurata. La vorrei vedere in autunno, con il grigio di una città vecchissima, ma ricca di fascinose promesse... 

3- IRLANDA
Distese di verde. Silenzi interminabili, buona birra buon cibo, energia che viene dritta dalla natura e dallo spazio infinito che mi si para davanti e che mi lascia senza fiato... 

4- ISOLE GRECHE
Ho visto Mykonos, Creta e Rodi. Ma vorrei più di ogni altra cosa una barca che mi porta a zonzo durante il giorno, alla ricerca di spiagge dimenticate dall'uomo, e splendidi hotel che mi accolgono alla
sera con tutte le comodità.

5- SAN PIETROBURGO e MOSCA
La sacra madre Russia mi attrae talmente tanto che, da quando non ci sono andata in viaggio di nozze, mi è rimasto il tarlo... Vivere lo spirito di una nazione che ha fatto della forza e della determinazione il proprio "io" sarebbe un'avventura fantastica... 


mercoledì 16 settembre 2015

Proust is a new ideal...

questo POST è stato un assoluto spreco di makeup...
Passando da Chiara di "Appunti a margine", mi sono imbattuta nel Questionario di Proust, sapete di cosa si tratta? Molto brevemente sono una serie di domande volte a conoscere i gusti e le aspirazioni di chi vi risponde. 

Come ben sapete io A D O R O riempire righe e righe di fattacci miei, quindi non potevo minimamente esimermi dal rispondere a mia volta a queste titillanti domande, che smossero addirittura Proust...  
Il tratto principale del mio carattere: 
Sono diretta.
Parecchio parecchio diretta. 
Mi prendo sempre le responsabilità delle mie azioni e delle cose che dico, e non mi tiro mai indietro dal dire la mia e dall'esprimere la mia opinione, anche quando è scomoda e mi fa risultare fuori tono.

Qualità che desidero in un uomo:
La capacità di avere polso. 
Un uomo di potere, determinato ed ambizioso, ai miei occhi, è il più bello del mondo.


Qualità che preferisco in una donna:
Il dono di essere solidale con altre donne, senza provare invidia e rancore. 
Sono per le donne forti, quelle che vanno avanti nonostante tutto, e non reggo gatte morte, scolarette e donnicciole. 

Quel che apprezzo di più nei miei amici:
La sincerità.
Il loro appoggio, il loro supporto e la loro fedeltà sono quello che mi aspetto da loro.
Non sono un'amica facile.
Sono pretenziosa e troppo "comandina", ma in cambio do tutto.
Veramente tutto.

La mia principale qualità:
La schiettezza.
Se mi chiedi come ti sta quel vestito non ti mentirò mai.

Il mio principale difetto:
Sono una tuttologa... 
Mi beo della "so tutto io", e credo quello sia stato il freno di tante persone nei miei confronti... 
E poi sono inconcludente!
Dannatamente inconcludente... 

La mia occupazione preferita:
Scrivere e leggere, leggere e scrivere...
Guardare film e serie tv, e mangiare latte e biscotti


Il mio sogno di felicità:
Sentirmi risolta.
Finalmente e totalmente risolta.

Mai senza:
Mia sorella.


Magari senza:
Antibiotici e paure...

Se fossi un animale: 
Una cagna.
Senza il benché minimo dubbio.

Pittori preferiti:
Tamara De Lempicka.
I suoi volti di donna, le sue espressioni colorate che danno vita a emozioni che riconosco e mi deliziano... 
Non vedo l'ora di andare a Verona alla sua mostra!

Il paese dove vorrei vivere:
Se volessi trasferirmi, Parigi.

Il colore che preferisco:
Il rosa...
Sono una femminuccia!

Il fiore che amo:
Il tulipano.
Era il mio bouquet, ed è l'unico che, se di stagione, non manca mai in casa mia.

I miei autori preferiti in prosa:
Sono differenti...
Amo Jane Austen, follemente, perché è un'autrice senza pari; adoro Philp Roth e la sua dissacrante disamina del mondo americano; mi sono appassionata a Ken Follett che ero ancora piccola, e non ho smesso; mi sono follemente innamorata della Ferrante e voglio leggerla il più possibile...; trovo Shakespeare infinito...
I miei poeti preferiti:
Uno su tutti: Giacomo Leopardi.
Ma Charles Bukoswky lo trovo esilarante.
E Walt Disney, i suoi cartoni animati sono poesia.

I miei eroi nella finzione:
Gli Avengers, primo tra tutti Iron Man!

I miei musicisti preferiti:
Ce ne sono...
Comunque direi Ligabue, Tiziano Ferro e Jovanotti... 

I miei eroi nella vita reale:
I miei genitori.
E mio marito.

Quel che detesto più di tutto:
Il buonismo.
Io odio profondamente il buonismo, sono convinta che, unitamente all'ignoranza, abbia rovinato l'Italia.
Ah si, beh poi odio chi spoilera i telefilm.

I personaggi storici che disprezzo di più:
La storia ne è stra piena... 
Da Hitler a Mao Tse Tung, passando per la Santa Inquisizione, è un infinito elenco di male e dolore provocato e mai redento.

Il dono di natura che vorrei avere:
Leggere una volta e ricordare tutto...
Quando ero studentessa avrei pagato per essere una sorta di Super Vicky all'azione!

Stato attuale del mio animo:
In evoluzione!
Ed in fibrillazione per questo!


Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza:
Se penso a chi, per mangiare, ruba nei supermercati, penso a loro... Specialmente se si tratta di anziani... So che non è giusto e giustificabile, ma è più forte di me...
Certo, se la domanda fosse stata, la colpa che mi ispira minor indulgenza, avrei avuto un elenco lunghissimo!

Il mio motto:
Smetti di sperarlo, di crederci, di invocarlo, datti da fare e realizza i tuoi sogni!

lunedì 14 settembre 2015

Espansione di visione sulla famiglia di oggi

Venerdì torna Jn.
Aperitivo in centro con mille parole.

Sabato Jn è a casa.
Pomeriggio di shopping e merenda gustosa. 

Domenica Jn non ha da fare.
Cinema pomeridiano, pop corn e un the gigante.

Bisogna avere UNA persona nella vita.

Qualcuno che diventi il sacco della tua aspirapolvere emotiva, e al quale assicurare lo stesso beneficio.

Non è un mistero per nessuno, Brivido incluso, che la MIA persona sia Jn.

Il sangue ci lega, il cuore ci ha fatte scegliere. 

Non è facile.
Ci vuole fortuna, ci vogliono ruoli, ci vuole onestà. 

Non ci sono moine e pompini a risolvere i drammi e a domare le crisi; non basta dire che è tutto ok per convincere l'altro; non basta una cena il sabato sera per saziare il reciproco appetito di vicendevole. 

L'amicizia è una lotta ardua al massacro di se stessi, un overbooking da scongiurare, per far posto ad un altro, non una cosetta da zero a zero, ecco... 

Penso, ma non so se sia vero, che avrei riconosciuto la MIA persona in Jn, anche qualora avessimo Dna e sangue differente. 

Ma non lo saprò mai, e probabilmente non mi importa poi tanto di saperlo, perché non è quasi mai determinante come si incontra QUELLA persona, ma come la si sa trattenere, senza obbligarla. 

Potremmo vederci per le feste, o per gli eventi drastici, come capita ai nostri coi loro fratelli, ma noi, noi no. 

Noi ci viviamo, influenzandoci e spronandoci.
Una società a delinquere.
Ecco cosa siamo.

Sabato, a forum, si parlava di famiglia. 
Maternità surrogata, diritti degli omosessuali, apertura al diritto.

Non seguivo, era un sottofondo inconsistente durante il pranzo di famiglia, ma mi è balzato all'attenzione un particolare, durante la sentenza della giudice: "Siamo nel 2015, la famiglia sta cambiando." prima e dopo parole che non ho ascoltato. 

La famiglia.

Jn è famiglia.
Brivido è famiglia.
Più o meno canonicamente, anche RocketMan lo è, in quanto fidanzato di mia sorella.

...ma io penso che famiglia siano anche Olly e Menny, che stanno seduti sul divano di casa mia a guardare gli highlits delle partite, che tengono RDog quando siamo impegnati, che non c'è confine tra me e loro... 

Non mancheranno poi così tanti anni alle feste di Natale tutti insieme... Perché quella è famiglia, no? Quella che si riunisce a Natale tipo... 

La MIA persona
La MIA famiglia

Sono ricca, sapete?

...anche di stupidaggini e sentenze... 
Non perdete l'occasione di leggere le minchiate che sono in grado di scrivere sul bel mondo patinato... 


venerdì 11 settembre 2015

Per dieci minuti

Volevo leggerlo.

Sono andata a comprare tutt'altro, poi l'ho voluto e l'ho letto.

Ci ho messo 2 giorni, e tante ore di sonno perse. 

"Per dieci minuti", di Chiara Gamberale, penso sia l'autobiografia dei suoi ultimi anni.
Credo, ma non mi sono informata.
Comunque è un libro che ha delle conseguenze. 

La trama non è insolita: lui e lei si amano da quando, adolescenti, si ritrovano nello stesso luogo ad affrontare demoni differenti; poi, dalla campagna protetta e conosciuta, si trasferiscono nella grande città. E qui iniziano i dissapori. Lui, sente stretta questa unione, che li vede protagonisti da quando sono ragazzini, quindi prende e se ne va. Lei, facile alla caduta, si infrange a terra, come colpita da quel famoso fulmine a ciel sereno. 
Passano i mesi e Lei, che sta raccogliendo i cocci della relazione di una vita, che va in pezzi, subisce anche la perdita del lavoro, e lo fa lì, in quella grande e sconosciuta Città, che le è nemica. 
Un giorno di dicembre, tuttavia, qualcuno le offre lo spunto per uscire dal pantano, o, quantomeno, per non pensarci dieci minuti al giorno. 
La sua analista, infatti, le propone una sfida/gioco: per trenta giorni rigorosamente consecutivi, senza mai trovare scuse o darsi attenuanti, Lei dovrà impiegare almeno dieci minuti, per fare una cosa che non ha mai fatto prima.
Non occorrono cavalcate nel deserto o sospensioni in mongolfiera, basta un gesto quotidiano mai effettuato in vita propria.
Tra la reticenza iniziale, e la poca fiducia nell'idea psicanalitica, la Protagonista si da una possibilità, sfidando il gioco a farla vincere. 
Coinvolgendo amici, colleghi, parenti e perfetti sconosciuti, quei dieci minuti al giorno, la portano ad approdare alla maturità dei suoi trent'anni passati, con un po' più di consapevolezza, e visioni nuove, dalle quali affacciarsi.

Non sto a dire più di questo.
E non vi dirò nemmeno una delle cose che Lei ha fatto in quei trenta giorni.
Leggetevi il libro.

Quello su cui mi sono soffermata io, subito dopo aver "trangugiato" il volumetto azzurro, è il potere che abbiamo su noi stessi. 

Non mi metto a psicanalizzare niente e nessuno, lo prometto, è che mi sono chiesta come possa essere utile, nella vita di ognuno di noi, fare un esperimento di questo genere. 

Mi dimostra che abbiamo un biglietto di andata ed uno di uscita, che alcune fermate siano d'obbligo, ma che guidiamo davvero noi, e solo noi la nostra corsa...

Si perché, rifletteteci, se una viene mollata dal marito, perde il lavoro, ha più di trent'anni e non sente casa sua la sua casa, che beneficio può avere dal cucinare dei pancake?!

Apparentemente è una boiata.
Per moltissimi lo è di certo. 
Ma, a me, ha fatto, anzi fa ancora, pensare un sacco. 

C'è questo fatto...
Che noi si è un po' precari in questa vita, che ci dà veramente troppo a volte, a discapito di un lungo lamentarsi continuo, e ci perdiamo.
Ma la cosa più assurda, è che a perdersi è la nostra capacità di accettarci/amarci/ sostenerci, diventiamo immediatamente nemici di noi stessi, perché se le cose non vanno esattamente come pensavamo, ci manca un pezzo, ci sentiamo vittime, sentiamo l'abuso del destino o chi per esso. 

Lei, la Protagonista di "Per dieci minuti", non è che sia proprio proprio soddisfatta della sua vita, ma ha canoni che riconosce ed ha scelto, e, quando questi vengono ribaltati, la sensazione non è solo di perdita, ma soprattutto di soppruso.

Ci sentiamo derubati del nostro ideale.
Non accettiamo la vita, che in quanto tale a volte fa di testa sua.
E la reazione, spesse volte, è di rabbuimento, topi spaventati messi all'angolo, che si nascondono in loro stessi... 

È passato circa un mese dall'ultima pagina, ed ancora, nella mia testa, girano ingranaggi strani. 

Innescati da "ma se io..." e perennemente in movimento... 

Dite che potrei provare l'esperienza?!

invest in yourself... che è più meglio

Fate un favore a voi stessi. Imparate a stare da soli. La qualità del vostro tempo, della vostra solitudine, del vostro peso sociale, ...